Questa basilica non è solo un capolavoro d’arte e devozione, ma custodisce al suo interno figure importantissime per la storia del Cristianesimo, e non solo.
È infatti anche un cimitero di storie: qui riposano otto papi, figure della nobiltà romana, cardinali e artisti, oltre alla famiglia Bernini e, dal 26 aprile, Papa Francesco.
In questo articolo faremo una panoramica delle sepolture e ti presenterò le dieci tombe da conoscere.
Ti racconterò dove cercare i papali e le cappelle più significative, la semplice tomba di Gian Lorenzo Bernini, le tracce della devozione mariana attorno alla Salus Populi Romani, e le curiosità e leggende verificate che animano la basilica.
Non mancheranno informazioni pratiche: orari, durata indicativa della visita, prezzi e consigli per orientarti tra navate, cappelle e scavi.
Continua a leggere per scoprire i nomi, le storie e i luoghi precisi delle tombe: visita la basilica senza perderti nulla!

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- 1 Panorama delle sepolture nella basilica
- 2 Persone sepolte
- 3 Cappelle papali e luoghi delle tombe
- 4 La tomba della famiglia Bernini e altre sepolture illustri
- 5 Devozione mariana e memoria funebre
- 6 Perché visitare Santa Maria Maggiore
- 7 Domande frequenti sulla Basilica di Santa Maria Maggiore
- 8 Conclusioni
Panorama delle sepolture nella basilica

Interno della basilica di Santa Maria Maggiore | ID 89076638 @ Freesurf69 | Dreamstime.com
La Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma è un luogo unico non solo per la sua storia millenaria e la bellezza artistica, ma anche per il suo ruolo di scenario privilegiato delle sepolture di figure eminenti della Chiesa cattolica, della nobiltà romana e del mondo artistico.
All’interno di questa basilica sono conservate le tombe di ben sette papi: Onorio III, Niccolò IV, Pio V, Sisto V, Clemente VIII, Paolo V e Clemente IX.
Qui è stato recentemente tumulato anche Papa Francesco, la cui tomba trova posto nella navata sinistra, tra la Cappella Paolina e la Cappella Sforza, sottolineando così un legame spirituale e storico con il luogo che ha accompagnato il suo pontificato e la sua devozione alla Vergine Maria.
La basilica ospita inoltre sepolture di cardinali, nobili famiglie romane e artisti di rilievo, tra cui la celebre famiglia Bernini.
Nella navata laterale destra, i monumenti funebri di Gian Lorenzo Bernini e suo padre Pietro testimoniano l’importanza artistica e culturale che ha legato questa chiesa alla grande arte barocca.
Sulle loro tombe è incisa un’epigrafe latina che esprime la speranza nella risurrezione, simbolo della profonda fede che unisce tutte queste personalità.
L’area della basilica è una zona extraterritoriale della Santa Sede, come sancito dai Patti Lateranensi e dall’Accordo di Villa Madama.
Questo status garantisce all’edificio e alle sue scalinate esterne una particolare autonomia, libera da espropriazioni o tributi, con pieno riconoscimento internazionale.
A gestire la basilica e la sua complessa organizzazione liturgica e amministrativa è il Capitolo Liberiano, presieduto dal cardinale arciprete.
Dal luglio 2025, questa carica è ricoperta dal cardinale Rolandas Makrickas, che guida un corpo di canonici nominati direttamente dal Papa.
Al Capitolo spetta anche il compito di preservare la tradizione della devozione mariana, fortemente radicata in questo luogo storico di culto.
La basilica stessa è intimamente legata al culto della Vergine Maria, centrale nella sua identità religiosa e nelle scelte dei pontefici sepolti qui.
Fondata tradizionalmente da papa Liberio nel IV secolo e poi ricostruita da papa Sisto III nel V secolo per celebrare il dogma mariano proclamato dal Concilio di Efeso (431), la basilica è stata continuamente arricchita da interventi papali che hanno modificato gli spazi destinati alle sepolture.
Tra i principali interventi si ricordano: la ricostruzione di Sisto III, che consolidò la struttura originaria collegandola al rafforzamento del culto mariano e gli ampliamenti e la decorazione dell’abside con i mosaici commissionati da Niccolò IV nel XIII secolo, che segnarono un ulteriore sviluppo degli spazi interni.
Ma non solo: i lavori di Sisto V nel tardo XVI secolo, che portarono alla realizzazione della Cappella Sistina dedicata al Santissimo Sacramento, inglobando l’antico oratorio del Presepe ed espandendo la navata destra.
Si ricordano anche gli interventi di Paolo V Borghese, caratterizzati dalla costruzione della Cappella Paolina, che ospita le tombe di alcuni papi e l’icona miracolosa della Salus Populi Romani, cuore della devozione mariana.
Infine, il contributo di Benedetto XIV nel XVIII secolo, che affidò a Ferdinando Fuga il rifacimento della facciata e la sistemazione del baldacchino della confessione, solennizzando così ulteriormente l’area centrale della basilica.
Questi interventi non solo hanno modellato gli spazi architettonici, ma hanno anche influenzato la collocazione e la monumentalità delle sepolture, consolidando Santa Maria Maggiore come un pantheon papale e un cimitero d’élite per le figure più rilevanti della vita ecclesiastica e romana.
L’insieme delle tombe riflette la storia della Chiesa, ma anche della nobiltà romana e dei protagonisti della scena artistica, tutti accomunati dalla presenza di un culto mariano profondo e radicato nell’identità stessa della basilica.
Il rapporto tra memoria funebre e devozione alla Madonna costituisce dunque un elemento distintivo che conferisce a Santa Maria Maggiore un carattere unico nel panorama delle basiliche papali di Roma.
Persone sepolte

Scultura di Papa Pio IX all’interno della basilica | ID 152449546 | Roma © William Perry | Dreamstime.com
Papa Onorio III
Papa Onorio III (1216-1227) è noto per aver approvato la regola dei francescani, un passo fondamentale per la diffusione della spiritualità francescana.
La sua tomba si trova nella basilica, ma non in una cappella specifica, bensì in un’area che testimonia la sua importanza storica nel contesto papale.
Nonostante la semplicità della sepoltura, il suo legame con Santa Maria Maggiore è essenziale: Onorio III contribuì alla crescita della Chiesa in un’epoca di importanti trasformazioni religiose.
La sua figura è un esempio di continuità tra fede e azione ecclesiastica.
Il suo nome è spesso ricordato in relazione alla stagione in cui gli ordini mendicanti, tra cui francescani e domenicani, consolidarono la loro presenza nel tessuto urbano e liturgico della cristianità.
La sua sepoltura a Santa Maria Maggiore, in un luogo cardine della devozione mariana, segna simbolicamente l’incontro tra governo della Chiesa e spiritualità popolare.
La collocazione non monumentale della sua tomba si inserisce in una basilica che, tra navate e cappelle, custodisce memorie diversissime per forma e rango, mantenendo un equilibrio tra semplicità e solennità.
Nel contesto della basilica, Onorio III si collega anche alla tradizione delle celebrazioni mariane che trovano nel calendario liturgico e nella pratica dei pellegrinaggi un punto di riferimento costante.
Per chi visita oggi il complesso, riconoscere la presenza di Onorio III significa cogliere la stratificazione storica di un luogo dove i papi scelsero di lasciare una traccia eterna, immersa tra mosaici paleocristiani e capolavori rinascimentali.
La sua memoria si aggiunge a quella di altri pontefici che, seppure con tombe più celebri, condividono con lui l’onore di riposare in questa basilica.
Papa Niccolò IV
Papa Niccolò IV (1288-1292) è il primo papa francescano e uno dei promotori dei mosaici dell’abside della basilica, realizzati da Jacopo Torriti.
Questi mosaici raccontano storie mariane come l’Incoronazione di Maria, fondamento iconografico del luogo.
La sua tomba è collocata nell’area del transetto, vicino all’abside, collegando la sua memoria al repertorio artistico e religioso in cui intervenne personalmente.
Niccolò IV è famoso anche per aver commissionato alcune delle più antiche statue del presepe, realizzate da Arnolfo di Cambio, simbolo della devozione natalizia custodita nel tempio.
Il suo pontificato coincide con la preparazione del Giubileo del 1300 e con un programma artistico che trasforma l’area absidale in uno degli apici del mosaico medievale romano.
I mosaici attribuiti a Torriti, con la scena dell’Incoronazione e storie di Maria, costituirono un modello teologico e visivo che segna ancora oggi il percorso di visita.
In questa trama, la scelta di riposare a pochi passi da tale capolavoro rafforza il legame tra patronato artistico e memoria papale.
La sua figura si intreccia inoltre con la definizione della basilica come Betlemme di Roma, grazie alla cura posta nel culto della Natività e nella valorizzazione del Presepe di Arnolfo di Cambio.
In un percorso che unisce transetto e navata centrale, l’eco del suo magistero resta visibile tra pavimenti cosmateschi e luce filtrata dalle antiche finestre, mentre la tomba richiama un’idea di sobrio prestigio, in cui la grandezza del pontefice è consegnata all’arte e alla devozione mariana.
Papa Pio V
Papa Pio V (1566-1572) è l’unico papa canonizzato tra il XIV e il XX secolo, un segno tangibile della sua influenza spirituale.
È noto per la sua dedizione alla riforma della liturgia e per aver pregato intensamente davanti all’icona della Salus Populi Romani, custodita nella Cappella Paolina di Santa Maria Maggiore.
La sua tomba si trova in questa cappella, legando il pontefice al luogo della sua profonda devozione.
La canonizzazione di Pio V sottolinea il forte legame tra la basilica e la responsabilità pastorale che ha caratterizzato il suo pontificato.
Nell’immaginario collettivo, Pio V è associato anche alla preghiera per la vittoria di Lepanto, episodio che rinsalda il ruolo della Salus Populi Romani come icona di protezione.
La sua presenza nella Cappella Paolina, tra marmi preziosi e pitture solenni, crea un percorso che unisce spiritualità, arte e culto mariano, offrendo al visitatore un ambiente di silenzio e riconoscenza.
La collocazione della sua tomba in un ambiente tanto ricco di simboli rimane dunque un invito a leggere la storia attraverso l’arte, seguendo il filo rosso della devozione alla Vergine.
Per i pellegrini di oggi, la tomba di Pio V è un passaggio significativo lungo la navata sinistra, dove il dialogo con altri pontefici sepolti e con l’icona mariana amplifica il senso di continuità della Chiesa.
In questo punto della basilica, la memoria del papa santo si incrocia con la venerazione popolare, regalando un momento di sosta e di preghiera che collega il passato al presente.
Papa Sisto V
Papa Sisto V (1585-1590) è stato il grande riformatore urbano di Roma e il promotore della Cappella Sistina all’interno della basilica, progettata da Domenico Fontana.
Questa cappella, collocata nella navata destra, ingloba l’antico oratorio del Presepe ed è un capolavoro del tardo Rinascimento, ben conservato.
Sisto V volle inoltre valorizzare la basilica con restauri e decorazioni che ancora oggi impressionano per la loro imponenza e complessità.
La sua tomba è collocata proprio all’interno della Cappella Sistina, a testimonianza della sua opera e dedizione pastorale.
L’intervento di Sisto V non si limita alla cappella, ma rientra in una più ampia visione di rifunzionalizzazione degli spazi liturgici e simbolici della basilica.
L’uso di marmi policromi provenienti dal Settizonio e l’inserimento di apparati decorativi e pittorici determinano un ambiente di grande teatralità, dove la memoria papale si inserisce come fulcro visivo e devozionale.
In questo contesto, il collegamento con l’antico oratorio del Presepe salda il tema della Natività con la riforma post-tridentina, valorizzando pratiche e percorsi di preghiera.
Visitando la cappella, si coglie l’impronta di un pontefice che ha segnato Roma attraverso assi viari monumentali, obelischi e chiese rinnovate, e che a Santa Maria Maggiore ha voluto una dimora eterna coerente con la sua energia trasformativa.
La tomba, immersa in un cantiere di bellezza, parla al visitatore del connubio tra fede e governo, tipico delle grandi figure del tardo Rinascimento romano.
Papa Clemente VIII
Papa Clemente VIII (1592-1605) è sepolto nella Cappella Paolina, insieme a Paolo V, e la sua memoria è fortemente legata alla continuità tra fede e politica ecclesiastica.
Durante il suo pontificato si affrontarono momenti delicati, come i processi di Beatrice Cenci e Giordano Bruno, eventi storici che si riflettono nella complessità del suo ruolo.
La sua tomba è semplice ma significativa, ben inserita tra le decorazioni ricche di marmi e affreschi della cappella, che testimoniano l’importanza di Santa Maria Maggiore come luogo di sepoltura papale.
La presenza di Clemente VIII nella Paolina rinsalda il rapporto tra famiglie cardinalizie e grandi cantieri artistici, in un ambiente decorato sotto la direzione del Cavalier d’Arpino e con figure principali dipinte da Guido Reni.
In questo scenario di splendore, la semplicità della sepoltura crea un contrappunto che richiama l’essenzialità della speranza cristiana.
Passeggiando nella navata sinistra, l’incontro con la sua tomba diventa occasione per leggere le stratificazioni del Seicento romano, dove arte e dottrina dialogano senza sosta.
La memoria di Clemente VIII si intreccia anche con gli sviluppi della basilica come luogo di grandi celebrazioni, incluse quelle mariane che scandiscono l’anno liturgico.
La sua sepoltura, accanto all’icona Salus Populi Romani, inserisce il pontefice in un contesto di devozione popolare che la basilica continua a custodire con cura e continuità.
Papa Paolo V
Papa Paolo V Borghese (1605-1621) è celebre per la costruzione della Cappella Paolina, oggi uno degli ambienti più ricchi della basilica con marmi colorati, ori e pitture di grande valore artistico come quelle del Cavalier d’Arpino e Guido Reni.
La sua tomba si trova anch’essa nella Cappella Paolina, collegando il pontefice all’ambiente che volle edificare per la protezione dell’icona della Salus Populi Romani.
Paolo V è inoltre ricordato per il legame con Caravaggio, protetto durante il suo esilio e autore del ritratto del papa.
La cripta Borghese, legata alla cappella, accoglie anche figure come Scipione Borghese, grande collezionista e mecenate d’arte, con un percorso che evidenzia il prestigio della famiglia nella Roma del Seicento.
L’insieme architettonico e sepolcrale forma un nucleo di straordinaria coerenza iconografica, dove la venerazione mariana si coniuga alla celebrazione dinastica.
Paolo V, in questo quadro, appare come regista di una narrazione che attraversa la devozione e si apre alle grandi imprese artistiche.
Chi visita oggi la Paolina percepisce una sintesi di potere e fede, avvalorata dal continuo afflusso di pellegrini davanti all’icona mariana.
La tomba di Paolo V, circondata da un apparato scenografico attentamente concepito, rimane un punto focale per comprendere come arte, politica e spiritualità si fondano in Santa Maria Maggiore, segnando un percorso memorabile.
Papa Clemente IX
Papa Clemente IX (1667-1669) ha una sepoltura meno solenne rispetto ad altri pontefici, ma non meno importante dal punto di vista storico.
La sua tomba si trova in un’area dedicata della basilica che mantiene intatta la sua dimensione di riflessione e memoria.
Il suo pontificato segnò un breve periodo, ma significativo per il consolidamento delle strutture ecclesiastiche e per la difesa della fede nell’epoca barocca.
In una basilica costellata di memorie papali, la presenza di Clemente IX dialoga con le cappelle monumentali e con le sepolture degli artisti, offrendo una sosta più raccolta al visitatore attento.
La sua tomba, pur priva di un apparato monumentale imponente, si integra in un ambiente dove i materiali preziosi e la luce delle navate suggeriscono un continuum di devozione.
In questo equilibrio, anche la sua memoria partecipa alla trama di storie e simboli che fanno della basilica un luogo di memoria condivisa.
Seguendo il percorso di visita, la sepoltura di Clemente IX ricorda come la basilica accolga pontificati lunghi e brevi, papi canonizzati e figure meno celebrate, componendo un affresco della Chiesa che va oltre la retorica monumentale e offre una visione inclusiva della sua storia.
Papa Francesco

Tomba di Papa Francesco nella navata sinistra della Basilica di Santa Maria Maggiore
Papa Francesco (2013-2025) ha scelto di essere sepolto nella navata sinistra della basilica, tra la Cappella Paolina e la Cappella Sforza, vicino all’altare dedicato a San Francesco d’Assisi.
La sua tomba è caratterizzata da una lapide in pietra ligure, omaggio alle terre d’origine della sua famiglia, e da una semplice iscrizione con il nome “Franciscus” in latino.
Sopra la lapide, è scolpita in bassorilievo la sua croce pettorale di ferro, simbolo distintivo del suo pontificato.
La posizione scelta sottolinea il forte legame personale con la basilica e con l’icona della Salus Populi Romani, davanti alla quale il papa pregava spesso dopo i viaggi.
Secondo quanto disposto, la tomba è integrata armoniosamente nel pavimento della navata e custodisce un disegno sobrio ed essenziale, coerente con lo stile del pontefice.
Le pareti del loculo sono dipinte in tonalità avorio, mentre sul fronte è visibile l’iscrizione del 1615 legata a Paolo V, memoria della costruzione della cappella della Salus Populi Romani.
In questo modo, la sepoltura di Francesco si collega alle radici mariane della basilica, riallacciando il suo magistero alla devozione popolare romana.
Il sepolcro è rapidamente divenuto meta di preghiera, inserendosi nella scia delle visite alle altre tombe papali e creando un nuovo punto di riferimento per chi desidera riflettere davanti all’icona mariana.
La scelta della pietra di Finale Ligure e della croce pettorale come unico simbolo scolpito esalta l’umiltà e l’orientamento pastorale del suo pontificato, rendendo la tomba un segno eloquente di semplicità e memoria.
Gian Lorenzo Bernini
Gian Lorenzo Bernini è uno dei maggiori artisti del Barocco italiano ed è sepolto nella navata laterale destra della basilica, insieme al padre Pietro Bernini.
La tomba familiare è contrassegnata da una lastra con epigrafe latina che esprime la speranza della resurrezione, con l’iscrizione “Decus artium et urbis hic humiliter quiescit” riferita a Gian Lorenzo, mentre per la famiglia “Nobilis familia Bernini hic resurrectionem expectat”.
Ai piedi dell’altare maggiore, la sua sepoltura testimonia la sua importanza artistica e il legame con la basilica, dove molte delle sue opere e committenze sono ancora presenti.
La collocazione a pavimento sottolinea una umiltà programmatica, in contrasto con la fama universale dell’artista e con la teatralità barocca che rese illustre il suo nome.
La vicinanza all’altare maggiore e alla zona della Confessione crea un dialogo con le reliquie della culla della Natività, che la basilica custodisce come tesoro devozionale.
Alle spalle della Cappella Paolina, dove i Bernini tenevano la loro bottega, si possono individuare opere che testimoniano la continuità tra cantiere e sepoltura, come il rilievo dell’Assunta nel Battistero e sculture presenti nella cappella stessa.
Il legame con la basilica è attestato anche dal bronzo di Filippo IV sotto il portico, realizzato su disegno di Gian Lorenzo Bernini, che allarga lo sguardo dal cantiere interno alla scena urbana.
La tomba dei Bernini, pur semplice, è divenuta uno degli approdi più ricercati dai visitatori, attratti dalla convergenza tra arte, fede e memoria che nella basilica trova una sintesi straordinariamente efficace.
Antonio Emanuele Ne Vunda
Antonio Emanuele Ne Vunda fu il primo ambasciatore africano del Regno del Congo a Roma.
Morì nel 1608 poco dopo il suo arrivo e riposa nell’anti-sacrestia della basilica.
La sua tomba è caratterizzata da un monumento funebre in marmo nero con due occhi bianchi, simbolo della sua carnagione e cultura.
Il busto funebre di Ne Vunda, realizzato da Francesco Caporale, ricorda la sua missione diplomatica e culturale tra Africa e Europa, rappresentando una testimonianza unica della presenza africana nella Roma del Seicento.
Il suo sepolcro è un segno della varietà e dell’apertura della Basilica di Santa Maria Maggiore anche in epoche storiche meno esplorate.
Il suo arrivo alla corte papale segnava un momento di dialogo tra mondi lontani, a conferma del ruolo di Roma come capitale spirituale aperta al confronto.
La posizione della tomba, discreta ma significativa, racconta una storia che va oltre i confini italiani e che oggi viene riletta con attenzione nelle mostre e negli studi dedicati.
Il busto, esposto anche alle Scuderie del Quirinale, ha contribuito a ridare visibilità a una vicenda che intreccia diplomazia, fede e identità.
In un percorso dominato dalle sepolture papali e dalle memorie nobiliari, la figura di Ne Vunda offre un punto di vista inedito e prezioso, che arricchisce la narrazione della basilica.
La sua presenza invita a considerare Santa Maria Maggiore come un luogo veramente globale, dove il ricordo dei pontefici convive con storie di ambasciatori, artisti e popoli.
Cappelle papali e luoghi delle tombe

Particolare dell’altare della Cappella Paolina | ID 114245265 @ E55evu | Dreamstime.com
La Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma è ospite di importanti aree sacre che custodiscono le tombe di figure papali e nobili, oltre a testimoniare secoli di storia artistica e spirituale.
Scopriremo insieme le principali cappelle e i luoghi di sepoltura che potrai visitare muovendoti tra le navate di questa straordinaria basilica.
Cappella Paolina o Borghese
Situata nella navata laterale sinistra, la Cappella Paolina, detta anche Borghese, si distingue per la sua forma a croce greca e per il ricco decoro in marmi policromi, ori e pietre preziose, commissionati da papa Paolo V Borghese e completati nel 1616.
Questa cappella ha una funzione liturgica importante, ospitando feste mariane e celebrazioni dedicate alla Vergine.
Al suo interno è custodita l’icona della Salus Populi Romani, una delle immagini più venerate della Madonna, risalente ai secoli XII e XIII, considerata un prezioso tesoro spirituale e artistico.
La devozione legata a questa immagine ha guidato la spiritualità papale per secoli, con papi come Giovanni Paolo II e Papa Francesco che l’hanno più volte invocata.
Nella stessa cappella riposano i resti di due papi: Clemente VIII e Paolo V, entrambi legati alla famiglia Borghese.
Le loro tombe testimoniano la centralità di questa famiglia nell’arte e nella storia della basilica.
Inoltre, la cappella ospita pregevoli opere pittoriche, tra cui quelle del Cavalier d’Arpino e di Guido Reni, che arricchiscono ulteriormente l’ambiente di grande valore artistico e devozionale.
Cappella Sistina di Sisto V
Spostandoti nella navata destra, non perdere la Cappella Sistina, eretta per volere di papa Sisto V e progettata dall’architetto Domenico Fontana alla fine del XVI secolo.
Questa cappella è storicamente significativa perché ingloba l’antico oratorio del Presepe, con sculture di Arnolfo di Cambio e rilievi di Niccolò Fiammingo, importanti opere che collegano la basilica alla tradizione della Natività.
La Cappella Sistina è caratterizzata da dettagli raffinati, come l’uso di marmi policromi provenienti dal Settizonio, e da affreschi che ornano le pareti tamponando alcune finestre paleocristiane, un intervento architettonico che ne modificò la luce naturale mantenendo il senso di sacralità.
Qui è custodita la tomba di Sisto V, la cui opera di rinnovamento ha lasciato un segno profondo nell’architettura e nella vita liturgica della chiesa.
La cappella conserva inoltre un’atmosfera raccolta e meditativa, ideale per la preghiera e la contemplazione.
Cappella Sforza
Accanto alla Cappella Paolina, nella navata laterale sinistra, troverai la Cappella Sforza, commissionata da una delle famiglie più influenti della Roma rinascimentale.
Questa cappella, progettata da Michelangelo Buonarroti, si distingue per il rigore formale e per un ambiente raccolto che ospita sepolture nobiliari e monumenti funebri di grande rilievo storico.
La cappella svolge una doppia funzione: da un lato funge da luogo di culto privato per la famiglia Sforza, dall’altro si integra nell’area delle tombe papali, creando una zona di alto valore artistico e spirituale nel cuore della basilica.
Si trova vicino all’altare laterale dedicato a San Francesco d’Assisi, facilmente raggiungibile dalla navata sinistra.
Visitando l’area, noterai come il disegno michelangiolesco si sposi con gli interventi successivi, offrendo un esempio di continuità stilistica e di dialogo tra scuole e committenze diverse.
Area dell’altare maggiore e della Confessione
Il cuore della basilica è naturalmente l’altare maggiore, dietro al quale si trova la celebre Confessione, uno spazio sacro sottostante progettato da Virginio Vespignani.
Viene utilizzato per accogliere importanti reliquie, fra cui frammenti della culla della Natività racchiusi in un reliquiario di cristallo opera di Luigi Valadier.
L’altare maggiore non è solo il fulcro liturgico, ma anche un luogo di sepoltura illustre: ai suoi piedi giace la tomba semplice e significativa di Gian Lorenzo Bernini, il grande scultore e architetto barocco, insieme a quella del padre Pietro Bernini.
La loro lastra tombale, con un’epigrafe latina, esprime un messaggio di speranza nella resurrezione e ricorda la profonda connessione tra arte e fede.
La Confessione è accessibile dalla navata centrale e si situa in posizione centrale rispetto al presbiterio, un’area che invita a riflettere sulla sacralità del luogo e sul patrimonio spirituale che custodisce.
Qui si celebra la memoria e si rinnova la devozione mariana, in sintonia con la funzione originaria della basilica.
Visitando queste cappelle e l’area dell’altare maggiore potrai toccare con mano la storia millenaria di Santa Maria Maggiore, fatta di fede, arte e memoria.
La disposizione spaziale è semplice da seguire: le cappelle Paolina e Sforza si trovano entrambe nella navata sinistra, una accanto all’altra, mentre la Cappella Sistina occupa un posto prominente nella navata destra.
L’altare maggiore domina la scena centrale, offrendo un punto di riferimento chiaro per orientarti nella basilica, anche grazie all’alternarsi armonioso di navate, cappelle e spazi sacri tutti ricchi di significato.
La tomba della famiglia Bernini e altre sepolture illustri

Epigrafi incise sulla tomba della famiglia Bernini | ID 173945855 | Di © StrippedPixel | Dreamstime.com
Nella navata laterale destra della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma si trova la tomba della famiglia Bernini, uno dei centri di interesse più significativi per chi visita questo luogo sacro.
Sulla lastra tombale, visibile sul pavimento, sono incise in latino due epigrafi fondamentali: per la famiglia Bernini si legge “Nobilis familia Bernini. Hic resurrectionem expectat” che significa “Nobile famiglia Bernini, qui attende la resurrezione”.
Per Gian Lorenzo Bernini, celebre scultore e architetto, si trova la dedica “Decus artium et urbis hic humiliter quiescit”, tradotta come “Gloria delle arti e della città, qui umilmente riposa”.
Queste parole testimoniano la stima e l’onore tributate all’artista e alla sua famiglia, oltre a esprimere la speranza cristiana nella vita oltre la morte.
La posizione della tomba è significativa: sita nella navata destra, a pochi passi dall’altare maggiore, conferma il prestigio riconosciuto alla dinastia artistica.
Alle spalle della Cappella Paolina, inoltre, Gian Lorenzo e suo padre Pietro avevano la loro bottega.
Proprio in questa area della basilica si possono ammirare alcune delle loro opere, in particolare il rilievo dell’Assunta nel Battistero e varie sculture conservate nella Cappella Paolina stessa.
Un esempio dell’influenza di Bernini si ritrova anche nel bronzo raffigurante Filippo IV sotto il Portico, realizzato su disegno di Gian Lorenzo Bernini.
Oltre alla famiglia Bernini, Santa Maria Maggiore ospita altre sepolture illustri legate alla Cappella Paolina, nota anche come Cripta Borghese, che si trova vicino alla navata sinistra.
Qui sono sepolti personaggi di rilievo storico e artistico come Scipione Borghese, cardinale e importante mecenate d’arte, noto per aver contribuito al patrimonio artistico romano.
La sua presenza in questa cappella è testimonianza del legame tra la famiglia Borghese e la basilica.
Non lontano si trovano anche le sepolture di Paolina Bonaparte, sorella minore di Napoleone, famosa per la sua bellezza e le vicende scandalose che animarono la sua vita.
Paolina, sposa di Camillo Borghese, è ricordata anche per aver posato nuda per lo scultore Antonio Canova, e il suo sepolcro è collocato all’interno della stessa area, vicino a quella cappella.
Un’altra figura collegata a questa famiglia è Junio Valerio Borghese, comandante della Decima Mas durante la Seconda Guerra Mondiale, noto per il suo ruolo controverso nella storia italiana e sepolto anch’egli nella cripta borghese.
Queste tombe, insieme a quelle di altri illustri personaggi, raccontano una parte importante della storia romana e della basilica stessa, che funge da luogo di memoria per personaggi religiosi, artistici e nobiliari.
Le sepolture non solo rappresentano la volontà di onorare tali figure, ma arricchiscono l’esperienza di visita, offrendo un collegamento tra arte, storia e fede all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore.

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Devozione mariana e memoria funebre

La cappella Borghese con al centro la celebre Salus Popoli Romani | ID 17888413 © Pavel Losevsky | Dreamstime.com
La Basilica di Santa Maria Maggiore è un luogo unico a Roma per il suo profondo legame con la devozione mariana e la memoria delle persone sepolte al suo interno.
Al centro di questa connessione spirituale si trova l’icona della Salus Populi Romani, una raffigurazione della Vergine Maria con il Bambino, venerata come protettrice della città eterna.
L’icona, conservata nella Cappella Paolina, è considerata miracolosa e ha influenzato non solo la fede popolare, ma anche le scelte papali, come quella di Papa Francesco, che ha voluto essere sepolto proprio accanto a questa immagine sacra.
Il miracolo della neve del 5 agosto
Una delle tradizioni più suggestive legate alla basilica è il celebre miracolo della neve del 5 agosto.
Secondo la leggenda, nell’anno 358 d.C., in piena estate, una nevicata improvvisa e inspiegabile indicò il luogo esatto dove edificare la basilica dedicata alla Madonna.
Questo evento straordinario ha dato nome anche alla solennità che ogni anno si celebra nella basilica con una cerimonia molto sentita.
Durante questa festa, milioni di petali bianchi cadono dal soffitto della navata centrale, simulando una cascata di neve che richiama il miracolo originario.
Questa celebrazione unisce la comunità locale e i pellegrini in un momento di forte partecipazione religiosa e popolare.
Il miracolo della neve non è solo un fatto storico o una leggenda, ma un simbolo tangibile della presenza della Vergine nel cuore della basilica e dei fedeli.
Questo evento aiuta a comprendere come la devozione mariana accompagni chi visita la chiesa, rendendo vivido il legame tra fede, arte e memoria.
La salus populi romani e la scelta di Papa Francesco
L’icona della Salus Populi Romani ha avuto un ruolo decisivo nella vita spirituale di molti papi, e soprattutto in quella di Papa Francesco.
Fin dall’inizio del suo pontificato, Bergoglio ha dimostrato una speciale venerazione per questa immagine, pregandovi frequentemente prima o dopo viaggi e decisioni importanti.
La sua volontà di essere tumulato nella navata sinistra della basilica, proprio accanto alla cappella che custodisce la Salus, sottolinea un forte legame personale e simbolico.
La tomba di Papa Francesco, sobria e decorata con una semplice lapide in pietra ligure, si inserisce in un contesto di grande spiritualità mariana e memoria funebre.
La lapide riporta il nome “Franciscus” e reca il bassorilievo della croce pettorale che il Pontefice portava, enfatizzando umiltà e continuità con la tradizione cristiana.
Questo spazio sacro riflette la dimensione popolare della basilica, dove la devozione si unisce al rispetto per la figura del papa e al ricordo delle persone illustri sepolte nel luogo.
La dimensione popolare delle celebrazioni e il legame con le tombe
La Basilica di Santa Maria Maggiore è ben più di un monumento storico: è un luogo vivo che ogni giorno accoglie fedeli e visitatori attratti sia dall’arte che dalla fede popolare.
Le celebrazioni, specialmente quelle mariane come la festa del 5 agosto, coinvolgono centinaia di persone in momenti di preghiera e partecipazione comunitaria.
Questa atmosfera permea anche la visita alle tombe dei papi e di altre figure illustri: la presenza dell’icona della Salus Populi Romani e la memoria delle vite sepolte insieme creano un’esperienza che unisce storia, spiritualità e devozione.
Il culto popolare verso Maria, madre di Dio, si riflette nel modo in cui i pellegrini si avvicinano alle sepolture, spesso con un sentimento di speranza e ricerca di protezione.
In definitiva, l’aspetto religioso e la forte devozione mariana modellano profondamente la percezione della basilica e delle sue tombe.
Ogni visita diventa un’occasione per immergersi in un patrimonio di fede e memoria collettiva, rafforzato da tradizioni radicate come quella del miracolo della neve e dalla presenza spirituale della Salus Populi Romani.
La basilica è così uno spazio dove il passato e il presente si incontrano attraverso la venerazione e il ricordo di persone che hanno segnato la storia della Chiesa e della città di Roma.
Perché visitare Santa Maria Maggiore

Incantevole sala interna di Santa Maria Maggiore | ID 345874290 © Ciolca | Dreamstime.com
La Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma è molto più di un semplice luogo di culto; è un patrimonio storico, artistico e spirituale che racchiude secoli di storia della Chiesa e dell’arte.
Visitare la basilica significa immergersi in un ambiente dove ogni angolo racconta una storia, dalla sepoltura di otto papi, tra cui Papa Francesco, fino alle tombe di artisti famosi come Gian Lorenzo Bernini e membri di nobili famiglie romane.
L’esperienza di scoprirne le cappelle, i mosaici antichi e le iscrizioni tantissime è una vera immersione in una Roma antica e sacra, in cui si può ammirare la devozione mariana che ha segnato la sua vita.
La presenza dell’icona miracolosa della Salus Populi Romani aggiunge un valore emotivo e spirituale profondo, rafforzando il legame con i fedeli di tutto il mondo.
La celebrazione annuale del miracolo della neve, con la cascata di petali, è un’occasione unica che testimonia la vitalità di questa tradizione.
La basilica è altrettanto importante per la sua struttura architettonica, che conserva elementi paleocristiani originali, arricchiti nel tempo da opere di grandi artisti come Michelangelo, Domenico Fontana e Guido Reni.
Le diverse cappelle e il museo annesso integrano la visita, offrendo un quadro completo dell’evoluzione artistica e religiosa del luogo.
Inoltre, la posizione della basilica, facilmente raggiungibile e situata in un quartiere ricco di storia, ne fa una meta imperdibile per chi visita Roma.
La gestione accurata degli spazi, garantita dal Capitolo Liberiano, e la cura pastorale, assicurano un ambiente ospitale e accessibile.
Vale la pena visitare la Basilica di Santa Maria Maggiore perché ti permette di toccare con mano secoli di fede e cultura, di contemplare capolavori artistici e di sentire una presenza viva che continua a ispirare fede e devozione.
La semplice ma intensa esperienza di passeggiare tra le tombe dei pontefici, degli artisti e dei devoti ti lascia con un senso di rispetto e meraviglia.
In sintesi, la basilica non è solo un monumento, ma un vero e proprio museo della fede e della storia di Roma.
Anche dopo la tua visita, quel senso di pace e di ammirazione ti accompagnerà fuori, rendendo questa tappa un momento memorabile del tuo viaggio nella città eterna.
Domande frequenti sulla Basilica di Santa Maria Maggiore
La basilica è aperta tutti i giorni dalle 7:00 alle 18:45, con l’ultimo accesso consentito circa 30 minuti prima della chiusura. Ti consigliamo di arrivare con un po’ di anticipo per poter visitare con calma e senza fretta.
L’ingresso alla basilica è gratuito. Tuttavia, per visitare il museo della basilica o gli scavi archeologici sottostanti è previsto un biglietto d’ingresso di 3 euro (2 euro per studenti e over 65).
La basilica si trova nel rione Esquilino, vicino alla stazione Termini di Roma. Puoi raggiungerla comodamente con i tram 5 e 14, fermata Napoleone III. È facilmente accessibile anche a piedi da Termini, seguendo un percorso semplice e ben segnalato.
Sì, la Basilica di Santa Maria Maggiore è dotata di accessi facilitati per persone con mobilità ridotta. Sono disponibili rampe e servizi dedicati per garantire la visita anche a chi ha difficoltà motorie.
Le tombe papali più note sono dislocate principalmente nella navata laterale sinistra, mentre la tomba di Papa Francesco si trova proprio lì, tra la Cappella Paolina e la Cappella Sforza. La tomba della famiglia Bernini si trova nella navata laterale destra, vicino all’altare maggiore.
Sì, la basilica offre visite guidate sia dell’edificio che degli scavi archeologici situati sotto le navate laterali. La durata tipica è di circa 30-35 minuti e le guide spiegano storia, arte e curiosità legate al luogo.
All’interno della basilica è vietato introdurre cibo e bevande. È richiesto un abbigliamento consono, coprendo spalle e ginocchia. Mantieni un tono di voce basso e rispetta gli spazi di preghiera. È sconsigliato l’uso del flash fotografico per non danneggiare opere d’arte e per rispetto del luogo sacro.
Conclusioni
Siamo arrivati alla conclusione di questo articolo dove ti ho raccontato le principali sepolture della Basilica di Santa Maria Maggiore.
Ti ho parlato della presenza di otto papi fino alla recente tomba di Papa Francesco nella navata sinistra tra la Cappella Paolina e la Cappella Sforza.
Ti ho mostrato come, accanto alle memorie papali, convivano le epigrafi della famiglia Bernini e le sepolture della Cripta Borghese, in un percorso che intreccia arte, fede e storia.
Abbiamo visto insieme le cappelle papali, i mosaici paleocristiani e i luoghi in cui la devozione mariana si fa più intensa, come davanti all’icona della Salus Populi Romani.
Inoltre, non dimenticare il miracolo della neve del 5 agosto che ogni anno richiama fedeli e curiosi con la cascata di petali dal soffitto.
Per preparare al meglio la visita, ricordati i consigli pratici e valuta il Museo della Basilica e gli scavi archeologici per un itinerario davvero completo.
Se hai dubbi o desideri altre informazioni, lascia un commento qui sotto: sarà un piacere aiutarti a scoprire i dettagli delle tombe e dei monumenti funebri che rendono unico questo luogo.
Vieni a vedere con i tuoi occhi la storia che riposa nella Basilica di Santa Maria Maggiore: troverai bellezza, devozione e memorie che meritano di essere ascoltate.
